Emozioni pesanti.

La riflessione di oggi concerne un argomento attualmente piuttosto in voga ovvero quello riguardante l’aumento dilagante del sovrappeso o dell’obesità. Questa condizione è strettamente legata alla salute psicofisica della persona presentandosi come connotata da una serie di cause che possiamo definire multifattoriali.

Si può essere sovrappeso o obesi a causa di problematiche metaboliche, genetiche o psicologiche; le ricerche dimostrano inoltre che anche problematiche economiche, sociali o culturali influenzino il nostro peso (ci sono ad esempio culture in cui un determinato peso, sia esso alto o basso, è visto come specifico di un certo status sociale).

Il cibo diviene pertanto mezzo per consolare qualsivoglia malessere espresso dalla persona specifica; non è inusuale, ad esempio, che in famiglie multiproblematiche il cibo venga usato come mezzo per calmare o tenere impegnato il bambino.

Il cibo diviene mezzo che tappa; mezzo che placa emotività, problemi, pensieri. Il cibo diventa tappo per l’apparato psichico e le domande che esso si pone.

Se il cibo viene continuamente utilizzato per anestetizzare un dolore o (nel caso dei bambini) per tappare un capriccio o una richiesta, il rischio è che crescendo il bambino stesso non sia più capace di discernere la reale sensazione della fame da quella che è solo una sensazione di fame “apparente”.

Il bambino – in sostanza- non riuscirà a capire quando la sensazione provata è legata ad un reale bisogno fisiologico di cibo e quando, invece, è legato a un bisogno di diversa natura.

Dagli studi è emerso che esiste una sorta di “familiarità”, intesa come passaggio tra le generazioni di una famiglia della relazione esistente con il cibo. In sostanza nella famiglie caratterizzate da obesità, il cibo diventa un tramite emotivo o un mezzo per vivere le relazioni che altrimenti sarebbero vuote.

Spesso accade (anche con i pazienti che ho avuto modo di seguire) che oltre al momento del pasto, in queste famiglie non vi sia molto altro da condividere.

Il cibo, il corpo” pieno” diventa mezzo per non sentire; nelle interviste ad esempio, è emerso che le donne fortemente sovrappeso si riferiscano al proprio corpo come qualcosa di estraneo, un oggetto che non appartiene loro. Il corpo si presenta come una corazza, come avvolto in una coperta pesantissima che tiene e contiene quello che nessuno vorrebbe vedere (emozioni, sentimenti e sensazioni).

E’ pertanto importante cominciare molto precocemente a capire come sentire/accettare le nostre emozioni e sensazioni, insegnando anche ai bambini molto piccoli che ciò che provano (anche se doloroso), non va sedato ma va accolto e vissuto.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

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